Natale: tempo di festa in un mondo sottosopra

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Natale: tempo di festa in un mondo sottosopra

 

Il Natale: per molti la festa più bella dell’anno, un momento atteso, un’occasione per stare assieme ai propri cari o per ritrovarsi tra amici, una pausa dalla routine quotidiana, un tempo per la preghiera, la gioia del donare. Per qualcuno il Natale è un giorno come tanti altri. Ancora, per qualcun altro, il Natale rappresenta solo una faticosa maratona culinaria o una serie di noiose feste aziendali. Per un crescente numero di persone, invece, il Natale è un giorno nel quale si lavora; ovviamente ci sono professioni indispensabili che richiedono un impegno quotidiano: medici, operatori del trasporto pubblico, forze di pubblica sicurezza, ecc. Ma cosa dire di coloro che sono costretti a lavorare in un negozio in un giorno come quello di Natale? Certo, in una società fondata sul consumo questo sembra oramai normale, mentre mariti e mogli, genitori e figli, non riescono a trovare tempo e spazi per stare tutti assieme. Eppure, perché andare a fare un acquisto proprio il giorno di Natale? Sarebbe opportuno sviluppare un dibattito serio sul valore della pausa festiva settimanale per una comunità di persone che, in alcuni momenti, si ferma e celebra un momento di festa, sia essa religiosa o civile. Sarebbe opportuno riflettere sul giusto equilibrio tra lavoro, famiglia e festa.

La stessa festa non si chiama neppure più Natale in certi paesi anglosassoni, dove, infatti, non ci si augura un «Buon Natale» ma un più neutro «Season’s Greetings», cioè degli auguri di stagione, come quelli comparsi sulle vetrine delle boutique di un noto negozio di abbigliamento. Eppure, in un modo o nell’altro, al Natale ci prepariamo tutti. A Napoli c’è chi inizia a preparare il presepe fin da Ottobre, mentre altri addobbano l’albero di Natale, che qualcuno forse preferirà chiamare albero di stagione, già a novembre. Una moda del 2017 è l’albero di Natale sottosopra, tradizione del Medioevo per rappresentare la Trinità, tornato in auge con la serie TV Stranger Things.

Quanti credono, poi, si preparano vivendo il periodo di Avvento: un termine che deriva dal latino adventus, vocabolo che può tradursi con presenza, arrivo, venuta. Papa Francesco lo ha definito un tempo per «camminare e andare incontro al Signore», cioè «un tempo per non stare fermo». Maria e Giuseppe vissero il loro avvento come ogni genitore in attesa di un figlio, preparando la culla e tutto il necessario per il nascituro. Ma vissero anche le problematiche della fuga in Egitto e della ricerca di un alloggio per il parto. È notizia di questi giorni che i matrimoni in Italia sono in aumento e, si spera, presto aumenteranno anche le nascite. Purtroppo, in Italia è scarso il sostegno alla genitorialità nelle forme più svariate: bonus economici, asili nido, ricorso al part-time, ecc. Purtroppo, ancora troppe donne rinunciano a fare dei figli per lavorare o vengono licenziate quando fanno dei figli: un modo per contrastare questo fenomeno sarebbe quello di rendere obbligatorio un periodo di paternità, uguale a quello della maternità, che metterebbe uomini e donne su un vero piano di parità, anche nei confronti dei datori di lavoro. Tanti giovani, infatti, vorrebbero intraprendere una vita assieme al partner e fare dei figli, senza lo sprone di un fertility day, ma con il supporto di politiche familiari, abitative e lavorative che non li costringano a fughe in Egitto per realizzare la propria vocazione personale e professionale all’estero.

Per i migranti, la fuga in Egitto è la rotta verso l’Europa, alla ricerca di protezione o di un futuro migliore. A Natale non si contano i pranzi che sono offerti ai bisognosi da parrocchie ed enti caritatevoli religiosi o laici. Anche le donazioni e la filantropia aumentano. A Natale, del resto, siamo tutti più buoni! Manca, però, una chiara strategia statale di gestione dei flussi migratori ed un sistema di solidarietà per quanti sono in difficoltà, siano essi italiani o stranieri.

Scrisse Origene: «Preparate una strada al Signore osservando una condotta onesta, spianate i sentieri con opere degne, in modo che il Verbo di Dio cammini in voi senza incontrare ostacoli e vi dia la conoscenza dei suoi misteri e del suo avvento» (Omelie sul Vangelo di Luca). Il richiamo di questo teologo alessandrino, vissuto tra il II ed il III sec. d. C., sembra molto attuale, per credenti e non credenti. L’onestà è una virtù che è venuta a mancare negli ultimi decenni, ma necessaria oggi come ieri, sia per chi governa una comunità che per i semplici cittadini. Magari si potesse trovare ai piedi dell’albero un bel pacchetto di onestà: allora, sarebbe proprio un buon Natale.

Fabio Di Nunno