Conclusioni - Campo Nazionale 2012

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La crisi sollecita una inversione di tendenza, mettendo in evidenza la necessità di riscrivere le condizioni del vivere insieme. Si tratta di creare nuove forme relazionali, intrise di fraternità nell'accezione che abbiamo  analizzato e, quindi, nella sua capacità di coniugare insieme sussidiarietà e solidarietà, in modo da poter valorizzare appieno il tratto relazionale e sociale che qualifica l’essere umano.

Ripenso alla giornata con la Ciampolini ed Andreis, alle  sollecitazioni ricevute ed alle sperimentazioni svolte che ci hanno consentito di capire la difficoltà ed insieme il fascino e le potenzialità dell'instaurare reti, di intessere legami, di fare alleanze.

La tavola rotonda di domenica, con le sue diverse modalità di fare comunità, ha lasciato sullo sfondo la necessità, l'urgenza di fare comunità.

E, allora: punto di partenza la crisi e la comunità non come punto d'arrivo, ma come snodo per uscire dal momento attuale, dalle difficoltà del presente.

La vulnerabilità si supera con la fraternità all'interno della comunità.

Dal suo canto, la tavola rotonda ha posto alcune questioni: dal ruolo dell'amministrazione pubblica (nella specie, quella comunale) come parte attiva della società all'importanza di un'economia centrata sulla piccola impresa (e non dimentichiamo, come ci ha sottolineato Gaetano Quadrelli, che la riforma coinvolge un terzo dei lavoratori), alla bellezza della comunità ecclesiale che è un bacino unico di capitale sociale ed umano. 

Qualcuno rifletteva sul fatto che si fossero aperte delle questioni (ogni modello della tavola rotonda rappresentava o rappresenterebbe una questione aperta) al quale poi non si è data risposta. Ecco, io credo che la risposta non la si possa dare adesso (se anche lo facessimo, sarebbe comunque qualcosa di teorico ed astratto), ma possiamo e dobbiamo darla sul campo, nei territori, attraverso le attività future ed, in particolare, le feste di San Giuseppe.

Infatti, portare avanti l’idea della Festa di San Giuseppe nei territori, abitando i luoghi di lavoro, ci consente di sperimentare delle alleanze con la comunità civile ed ecclesiale, con i soggetti che fanno impresa e, nel contempo, alleanze con modalità differenti di fare impresa, per capire come queste modalità siano o possano essere occasioni di sviluppo.

Ecco perchè, quindi, vedo San Giuseppe non semplicemente come una festa nei luoghi di lavoro, nelle imprese, ma come occasione di alleanza (e di studio) con un modo di fare impresa, in una giornata vissuta all’interno di quell’impresa.

Questo ci consentirebbe di aprirci ad una pluralità di dimensioni:

  • le cooperative: riscoprire e rivalutare le ragioni e le motivazioni che sono all’origine della cooperazione come forma d’impresa ispirata ai principi della condivisione e della solidarietà. Peraltro, durante questa crisi, la cooperazione è, tra le forma d’impresa, quella che ha mantenuto un più stretto rapporto con l’economia del territorio, in particolare la piccola e piccolissima impresa. Qui il pensiero corre sia alle grandi realtà dell’Emilia Romagna, ma anche alle cooperative nate all’insegna del Progetto Policoro, senza, comunque, se vorremo, di coinvolgere entrambe queste dimensioni;
  • mi piacerebbe un confronto con l’esperienza della Economia di Comunione dei Focolari: l’impresa deve essere luogo di inclusione e comunione, che mentre produce ricchezza si occupa anche di ridistribuirla  e, quindi, di giustizia. Infatti, attraverso questo progetto, alle imprese, di ogni forma e dimensione, è chiesto di condividere gli utili destinandoli per la crescita dell’impresa stessa, la formazione culturale (soprattutto giovanile) e la creazione di progetti di sviluppo per l’aiuto diretto a persone in situazione di bisogno;
  • il mio pensiero corre anche alla realtà dei minatori del Sulcis: un riferimento dovuto, visto che l’Azione Cattolica di Iglesias ha già chiesto di ospitare la festa nelle miniere.
  • Un'altra alleanza potrebbe coinvolgere l'Ilva...;
  • l’impresa familiare, come modello da rivalutare e rilanciare, con le sue luci ed ombre: diffusissima in Italia è, come è facilmente intuibile, quel modello particolarmente tenace e profondamente radicato, ma al tempo stesso anche refrattario ad ogni forma di cambiamento ed evoluzione. Il fenomeno è estremamente eterogeneo: si va dalla piccola bottega artigiana alla multinazionale quotata in Borsa ed in questo ventaglio sussiste un infinito ventaglio di forme intermedie. Due le classi di giudizio sull'impresa familiare che, messe a tema di un eventuale convegno, potrebbero fornire materiale di dialogo e confronto. Infatti, si tratta di un modello economico guardato con favore da chi, ad esempio, rileva che l'orizzonte temporale di un'impresa familiare sia per definizione più lungo, le sue strategie più lungimiranti e meno influenzate da accadimenti momentanei. Ulteriore elemento positivo starebbe nella capacità di reagire alla crisi, stante la guida salda e forte dell'imprenditore familiare. Tuttavia, i detrattori rilevano che questo modello di impresa subisca l'ostinato controllo del suo fondatore, con una scarsa propensione agli investimenti e, più in generale, ai cambiamenti.

Incentrare le feste di San Giuseppe su comunità ed impresa, infine, ci consente di rimarcare la nostra attenzione per il territorio, inteso sia nel senso della presenza sia nel nostro essere movimento d'ambiente, chiamato ad abitare i luoghi di lavoro. Tuttavia, ci aprirebbe anche all'ulteriore riflessione sull'importanza che la parola territorio ha per le imprese italiane, perchè il “territorio” attraversa tutte le dimensioni cui ho accennato poc'anzi e quelle che, con evidenza, potremmo ulteriormente sviluppare. Il territorio si pone come una sorta di minimo comune denominatore perchè, per la maggior parte delle imprese, è il luogo dell'identità, della comunità locale e del capitale sociale, della coscienza di abitare un luogo e del senso comune di appartenenza. Il luogo dei saperi tramandati e degli usi sedimentati che diventano capitale umano e tecnico.

Da ultimo, e concludo sempre all’insegna delle alleanze, credo opportuno che San Giuseppe sia anche quest’anno una festa di famiglie, che si ritrovano a parlare di lavoro nei luoghi di lavoro, ma sempre festa di famiglie, per non disperdere l’esperienza passata e per aprirci alla prossima Settimana Sociale che, appunto, metterà a tema la famiglia.

Infine, le feste siano connesse, siano alleate virtualmente: verificata la fattibilità dell’operazione, manteniamo il nostro intento di evangelizzare gli spazi reali e quelli virtuali.

Sullo sfondo, e concludo davvero aprendo però al prossimo primo appuntamento dell'anno, che metterà a tema proprio la pastorale d'ambiente nei luoghi di lavoro, per capire come questi possono essere abitati. Tema ulteriore e motivo di festa nei territori, ancora, sarà il Concilio: in questo anno dedicato ai 50 anni della sua apertura, anche il MLAC fa sua parte facendone occasione di studio a novembre col seminario e di festa a marzo.