Una Tregua di Natale

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Il Natale è alle porte: lo notiamo dalle strade agghindate a festa nella nostra città, lo iniziamo a vivere con i molteplici calendari dell’Avvento che sempre più di frequente ci scambiamo, lo intendiamo addobbando le scuole, i negozi, le palestre, le chiese, le nostre case. Tutto intorno a noi brilla, nell’attesa della notte più suggestiva dell’anno, a cui ciascuno dà un proprio valore, ma che per tutti significa qualcosa. La luce della stella cometa brillava sopra i pastori che furono guidati a Betlemme. L’evangelista Luca scrive: «Oggi nella casa di Davide è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore. Questo per voi è il segno: troverete un bambino avvolto in fasce adagiato su una mangiatoia». Questo segno viene rinnovato ogni anno nelle nostre case con il presepe, tradizione che a Napoli è diventata arte. Sarebbe stato San Francesco d’Assisi a rappresentare la Natività per la prima volta a Greccio, realizzando un presepe vivente il 24 dicembre 1223.

Nel 2018 abbiamo commemorato i 100 anni dalla fine della I Guerra Mondiale e, allora, vale la pena ricordare che la notte del 24 dicembre del 1914, il primo Natale di guerra, nelle Fiandre, si levarono spontaneamente dei canti natalizi tra i soldati assiepati nelle trincee delle armate della Germania e della Francia, come si può vedere nel bel film Joyeux Noël (2005). Quindi furono appesi addobbi e candele sugli alberi e sui bordi delle trincee. Allora i soldati tedeschi e francesi raggiunsero la terra di nessuno, lo spazio compreso tra le trincee contrapposte, e festeggiarono, scambiandosi piccoli doni, celebrando il loro Natale. I soldati di lingua tedesca intonarono un canto di origine austriaca, di un paesino vicino Salisburgo, “Stille nacht”, che noi conosciamo come “Astro del ciel”. Quel momento è ricordato come la “tregua di Natale” e, forse, fu uno degli ultimi momenti di umanità di una guerra che fu solo “un’inutile strage”, come allora definita da Papa Benedetto XV.

Una tregua di Natale è proprio ciò che servirebbe in questo tempo nel quale c’è tanta aggressività, soprattutto sulla scena politica, mentre molte persone si sentono scoraggiate, hanno paura del futuro e non riescono a realizzare la propria vocazione personale e professionale.

Una tregua settimanale è quella che molti lavoratori del commercio desiderano, chiedendo giustamente la chiusura dei negozi nei giorni festivi, almeno di quelli in zone non prettamente turistiche e che non vendano beni essenziali. Il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha ricordato che «per tutti i cristiani la domenica rimane il giorno del Signore e per tutti i cittadini il giorno del meritato riposo». Del resto, «da una migliore organizzazione del lavoro, in cui si valorizzi il tempo libero e si riconosca sempre la dignità della persona, tutta la società trarrebbe giovamento». Infatti, sarebbe giusto che una comunità si fermasse tutta almeno una volta a settimana, laddove possibile, per una pausa dal tran tran di tutti i giorni, per stare assieme agli amici ed alla famiglia, per festeggiare. Invece, quanti negozi resteranno aperti proprio a Natale? Ma, poi, chi andrà mai a fare shopping a Natale?

Un’altra categoria per la quale il Natale è un incubo e quella composta da quanti consegnano pacchi, oramai in modo frenetico e con rischi per la salute e la sicurezza, poiché sono guidati da un algoritmo che li segue passo dopo passo. Una buona notizia: Amazon che ha ottenuto la licenza di operatore postale e, quindi dovrà applicare i contratti dei postali ai suoi dipendenti, come dovrebbero fare tutte quelle aziende che effettuano consegne con i propri riders, quei fattorini in bicicletta che sfrecciano per le nostre città e che sono spesso privi di qualsiasi tutela, considerati impropriamente come imprenditori o lavoratori autonomi.

Un tregua di Natale potrebbe aiutare le nostre comunità locali e la nostra comunità nazionale a riflettere e, magari, ritrovare il senso dello stare insieme, di immaginare il futuro, di impegnarsi in una sorta di progettazione sociale come quella che il MLAC propone ogni anno con il concorso “Idee in movimento”, per realizzare un’Italia più giusta dove nessuno si senta escluso.

     @fabiodinunno