DDL Caporalato

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Il via libera di Palazzo Madama al Disegno di Legge contro il caporalato è un ottima notizia; adesso, senza tentennamenti e perdite di tempo, va garantita la sua rapida e definitiva approvazione a Montecitorio. Solo così il nostro Paese potrà disporre di un efficace strumento di contrasto allo sfruttamento della mano d'opera e del lavoro nero in agricoltura. I dati fotografano la gravità di questa vergogna. Secondo le stime sono 400 mila i lavoratori coinvolti nel caporalato in Italia. L’80 per cento sono stranieri, lavorano anche 12 ore al giorno e ricevono un salario giornaliero tra i 25 e i 30 euro, circa la metà di quello stabilito dai contratti nazionali. Il fenomeno coinvolge tutta la penisola: è maggiormente diffuso nel Mezzogiorno ma è in aumento anche al Nord ed al Centro. Tra tutti questi lavoratori sfruttati, si stima ve ne siano 100 mila che soffrono di un disagio abitativo ed ambiantale, non avendo accesso all'acqua corrente e ai servizi igenici. Il caporalato in agricoltura è un fenomeno complesso, multiforme e spesso connesso alla tratta degli esseri umani, in cui la criminalità organizzata fa ingenti affari. Secondo recenti dati, il caporalato danneggerebbe il nostro Paese per oltre 600 milioni di euro all’anno mancato gettito contributivo. Il settore agricolo è quello dove si registra la maggiore incidenza dell’economia sommersa. Con il Ddl 2217 vengono inasprite le pene, non solo per il caporale. Con la riscrittura dell'art. 603-bis del Codice penale infatti, oltre ad aumentare fino a 6 anni il periodo di reclusione per chi commette il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, cioè per il "caporale" sarà punito, con una multa da 500 a 1000 euro per ogni lavoratore reclutato, chiunque impiegherà mano d'opera in condizioni di sfruttamento. Andrea Padoan Incaricato MLAC Veneto