Don PierLuigi un anno dopo

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Riportiamo qui di seguito un pensiero che Mons. Gastone Simoni ha voluto esprimere ad un anno dalla scomparsa di Don Pierluigi Milesi.
 
Don Pierluigi carissimo
A marzo appena iniziato, mentre cerco di riordinare alcune carte pratesi e fiesolane, mi ricordo dell’invito rivoltomi dagli amici e discepoli più stretti di don Milesi a scrivere anch’io una pagina in vista del primo anniversario della sua morte, il 13 prossimo. Prendo in mano tre fotografie di lui, che tengo vicine. Una lo coglie nel pieno della maturità con quel volto ancora giovanile, sereno e rassicurante, rivestito della tunica e la stola color bianco e il ciuffo piegato a sinistra. Un’altra lo mostra in piedi sul muretto del chiostro di San Domenico, quasi appoggiato a una colonna, sullo sfondo di alcune arcate che circondano l’ampio verde del prato e, più in alto, una fiancata della grande chiesa e il bel campanile con le trifore dell’ultimo piano. E’ un Milesi autorevole come sempre era quando celebrava e parlava. Nell’altra foto indossa una casula istoriata, gli occhiali che, come al solito, pendono dal collo sul petto, le mani incrociate e il volto e gli occhi sempre sereni ma con un velo di tristezza, come uno già segnato dalla malattia. Lo guardo a lungo e… mentre mi fermo, quanti ricordi cari di questo carissimo “mio” prete …
Ringrazio il Signore d’averlo conosciuto e avuto come amico e collaboratore. Intimamente commosso apro poi il fascicolo In memoriam composto all’indomani della sua scomparsa. Lo apro e leggo le varie testimonianze su di lui, rese da alcune persone che gli sono state particolarmente vicine negli anni. Sono pagine di chi gli ha voluto bene (e come si poteva non volergli bene!). Pagine assolutamente veritiere che rievocano, talvolta con accenti assai personali, i vari aspetti della sua multiforme presenza e operosità pastorale. Tutto vero e oggettivo il gran bene che si dice di lui.
 
Ecco il giovane prete venuto da Sforzatica di Bergamo, una delle vocazioni “adulte”, così preziose per Prato, raccolte dallo zelo e dall’intelligenza di mons. Fiordelli. Immagino il
seminarista – un giovanotto col volto da ragazzino intelligente e buono – che già rivelava le qualità umane, spirituali, intellettuali, organizzative, in primis la sua socievolezza e carità, che lo imporrando poi senza che lui si imponesse mai, allora e negli ultimi anni del suo ministero. Ecco il cappellano del lavoro, l’animatore della pastorale sociale in Diocesi e in Italia, l’ex-operaio della Dalmine diventato poi un apostolo appassionato fra i lavoratori e gli stessi imprenditori della Prato città del lavoro. Insieme ad altri confratelli
(tutti meritevoli di gratitudine) sarà impegnato ad aiutare la passione apostolica di mons. Fiordelli per l’evangelizzazione del mondo del lavoro: assai memorabile la stagione della
“Pasqua in fabbrica”. Ecco l’assistente diocesano e nazionale del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, poi assistente delle ACLI e del MCL, sempre pronto ad assumere i servizi destinati dal Vescovo, senza porre problemi, con una disponibilità e una generosità forse fuori dal comune. Don Milesi fu uno dei preti di San Pierino, poi di Fossato, poi dello Spirito Santo, oltre che nella Casa della Giovane Operaia, e finalmente parroco stimato ed amato a Chiesanuova e a San Domenico. Ma forse (ora non ricordo altro) fu altro ancora.
Un prete di attività e di cultura, interessato lettore di teologia e di spiritualità e non solo di dottrina sociale della Chiesa. E uomo di preghiera e per questo ricercato come confessore e guida spirituale, meditativo e capace di far meditare. E prete, autorevole, sempre, mai autoritario però e invadente. Qualità che lo rendevano ascoltato nel mondo sindacale, e non solo nella CISL, dove era di casa, e stimato nell’ambito sociale e politico. Chi, del resto, non stimava a Prato don Milesi! Operoso senza essere agitato, impegnato ma senza fanatismi, dalle idee e dalle scelte chiare ma sempre dialogico. E inoltre – va sottolineato – un prete straordinariamente servizievole più di un bravo ragazzo di bottega, in casa come in sacrestia, nelle faccende di cucina e nella preparazione dei vari eventi, in parrocchia, nelle sedi associative, nei campi scuola, nelle riunioni e nei
pellegrinaggi, nei convegni come nelle scalate sulle Dolomiti o al mare,sempre vigile e prontissimo a dare una mano. Si stava bene con don Milesi! Anche certe sue distrazioni o dimenticanze, comprensibili in un uomo tanto laborioso e attivo, ce lo rendevano simpatico. Come alcuni “voli” nelle sue riflessioni che lì per lì ci parevano troppo alti. Tra l’altro, così come sapeva far riflettere, sapeva anche far sorridere con le sue uscite argute, che però non ferivano mai nessuno. Ed era – anche questo da sottolineare – un uomo e un
cristiano di pace: in ogni ambiente, in ogni circostanza. Carattere di per sé tollerante e comprensivo? Sì, ma soprattutto una persona animata da umiltà, semplicità, carità, che – si capiva avendo consuetudine con lui – era fondata su una indiscussa vita interiore. Sono stato Vescovo di Prato per vent’anni, anzi ventuno. Non tolgo nulla ai confratelli, non pochi dei quali di grande valore e sicure qualità, tuttora attivi. A tutti, poi, devo riconoscenza: tengo a dirlo nonostante certi immancabili problemi di temperamento e di idee o sensibilità tra di noi. Ma lasciatemi solo accennare alla sintonia davvero profonda avuta con lui. Ultima testimonianza: io ho considerato don Pierluigi molto avanti, assai più avanti di me, sulla via della santità. Esagero? Non credo.
+ Gastone Simoni (Fiesole, 4 marzo 2020)
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